20 Dicembre 2012
Ringrazio il Presidente John Elkann, l’amministratore delegato Sergio Marchionne per avermi invitato, per le parole che hanno avuto nei confronti del governo e per la scommessa che hanno fatto sull’Italia e per il senso di responsabilità verso l’Italia, di cui questa giornata è testimonianza. Ringrazio l’ingegner Coppola, le lavoratrici e i lavoratori per la loro accoglienza. Saluto le autorità, gli esponenti sindacali e tutti i presenti.
Qui a Melfi nel 1993, come si è già ricordato, è nata la Punto uno dei grandi successi nella storia della Fiat. Oggi a Melfi vediamo nascere quello che definirei “punto e a capo”. Cioè una svolta, una ripartenza come è stata chiamata, nel rapporto tra la Fiat e l’Italia. Abbiamo ascoltato dalle parole del dottor Marchionne il quadro delle scelte strategiche fatte e mantenute con determinazione in tempi molti difficili dal vertice della Fiat e che costituiscono lo sfondo, il retroterra che permette oggi questo passo di avvicinamento ulteriore della Fiat all’Italia in un momento in cui molti stavano perdendo fiducia sul fatto che l’Italia potesse essere un luogo competitivo di produzione e che la Fiat, così legata alla storia d’Italia, potesse sentirsi ancora un’impresa globale si, ma italiana.
Credo che quello che vediamo qui oggi possa sciogliere ogni dubbio su queste circostanze. C’è il rilancio di questo polo produttivo che è simbolo di speranza anche per il nostro Mezzogiorno dove è sempre più vitale investire e scommettere sul futuro.
L’appuntamento di oggi segue l’impegno che la Fiat aveva manifestato il 22 di settembre, un lungo sabato pomeriggio presidente Elkann e amministratore delegato Marchionne che abbiamo passato insieme a Palazzo Chigi per sintonizzare le nostre visioni per salvaguardare la presenza industriale del gruppo in Italia, affrontando i nodi di quella che resta la nostra industria di punta in Italia, e abbiamo sintonizzato le nostre visioni senza che il governo – deludendo molti – picchiasse i pugni sul tavolo, senza che la Fiat – sorprendendo molti – chiedesse aiuti finanziari al governo.
Ricordo che da parte di Fiat allora venne espresso l’apprezzamento gli sforzi che il governo italiano stava facendo attraverso le riforme strutturali e venne chiaro da quell’incontro ciò che sentivo e che sentivamo con i miei colleghi di governo fin da quando ci siamo accinti a questa impresa tredici mesi fa e cioè che non si può riformare un paese senza accelerare una evoluzione delle mentalità. Ci è stato detto: voi siete un governo tecnico, vi ringraziamo se sarete capaci di sottrarre l’Italia all’emergenza finanziaria ma guardatevi bene dal fare ciò che non vi è stato chiesto. E cioè spiegare agli italiani che anche attraverso un cambiamento di mentalità che si riacquista una prospettiva di crescita e di fiducia in se stessi.
E proprio sulla base di tali considerazioni, sulle riforme strutturali intraprese e siamo veramente solo all’inizio e – per usare le parole del direttore di questo magnifico stabilimento, l’ingegner Coppola – occorrerà anche per l’Italia, per gli sforzi intraprese, migliorare ogni giorno, giorno dopo giorno. Sulla base di queste considerazioni la Fiat, malgrado il quadro economico generale e il permanere di difficoltà nel mercato dell’auto in Italia e in Europa, aveva espresso l’intenzione di riorientare il proprio modello di business in Italia in una logica che privilegiasse l’export, in particolare extra-europeo, potendo in questo modo valorizzare le competenze e le professionalità delle proprie strutture italiane, compresa l’attività di ricerca e innovazione.
Credo che possiamo dire che oggi a Melfi l’impegno preso dalla Fiat è stato mantenuto; e abbiamo ascoltato e ho ben registrato nella mia mente a futura memoria, che questo è un primo passo verso il “punto e a capo”. Vorrei anche sottolineare l’impegno del gruppo a realizzare dei nuovi modelli come la jeep e la 4x4 certamente non tradizionali per il mercato e la tecnologia italiana. Non solo come luogo di produzione, come luogo di destinazione incluso il Brasile, ma anche come tipologia tecnologica, noi viviamo qui un momento positivo della globalizzazione che di solito siamo portati soltanto a temere.
Oggi, nonostante il difficile momento politico che stiamo attraversando, con la Legge di Stabilità in approvazione alle Camere e con le elezioni politiche sempre più vicine, ho sentito il dovere di constatare di persona la concretezza degli impegni della Fiat e degli investimenti che verranno fatti proprio qui a Melfi. E, mi auguro presto, anche negli altri stabilimenti del gruppo.
Mi sembra che oggi vinca quell’Italia attiva, che sa rimboccarsi le maniche nonostante le difficoltà molto evidenti, ma che troppo a lungo si è cercato di non rendere evidenti ritardando di rimboccarsi le maniche, e che sa guardare con ritrovata fiducia la strada della crescita. Quello che accade qui oggi non è magico, è emblematico della svolta possibile in Italia.
Questo è, infatti, anche il percorso che immagino e vorrei per il nostro paese. Quando 13 mesi fa ci è stata affidata, dal Presidente della Repubblica e dai partiti in Parlamento che ci hanno sostenuto, la responsabilità di rimettere in carreggiata l’Italia, eravamo consapevoli che ci sarebbero stati diversi sacrifici da chiedere agli italiani.
L’Italia aveva la febbre (e anche alta) e non si poteva curare con una semplice aspirina. Aveva bisogno di una medicina che non curasse solo gli effetti esteriori o alleviasse soltanto i sintomi. Una medicina amara, non facile da digerire. Ma assolutamente necessaria. Per andare a fondo ed estirpare la malattia. Che, poi, per andare oltre la metafora, sono proprio le riforme strutturali spesso promesse ma non molto mantenute nel corso degli anni.
L’azione del governo è, ben inteso, solo all’inizio anche se l’azione di questo governo è praticamente terminata. Penso che sarebbe irresponsabile – e credo che nessuno oserebbe farlo – dissipare i tanti sacrifici che gli italiani si sono assunti, certo su obbligo del governo, ma con una disponibilità che non abbiamo registrato in altri paesi europei e mediterranei che hanno dovuto sottoporsi a cure così intense; perché gli italiani hanno capito questa necessità e sarebbe – credo – veramente irresponsabile e non oso pensare che avvenga, dissipare questi sacrifici che potrebbero essere prontamente spazzati via e dover ricominciare tra qualche anno, se si cedesse ad una prospettiva per credere di ottenere il consenso nel breve periodo dagli italiani, di rifarli piombare in uno stato leggermente nirvanico e lontano dalla realtà.
Ci siamo impegnati anche sul fronte dell’attrazione degli investimenti esteri. È facile ragionare in astratto sull’attrazione degli investimenti esteri; personalmente ho visitato più di trenta paesi a cercare di rappresentare le riforme che l’Italia sta facendo e devo dire che stanno arrivando i risultati. Dopo la recente missione in Qatar abbiamo siglato un accordo per oltre un miliardo di euro di investimenti nel Made in Italy e lo stesso qualche settimana fa con il governo cinese. Ma è anche bello, molto importante e molto incoraggiante che un’impresa globale a base e storia italiana senta l’attrattiva ritrovata certo anche con un senso di responsabilità ma anche perché non esclude certo che possa diventare questo economicamente conveniente di investire in Italia.
Voglio chiudere con una considerazione che parte qui da Melfi. Oggi si sta lanciando una sfida importante, importantissima per il futuro dell’Italia e per il futuro della dignità e della forza con la quale l’Italia sarà nella cabina di regia dell’Europa. Si sta finalmente progettando un futuro. Si ragiona troppo poco di futuro in Italia; qui quello di cui tutti voi siete partecipi è un’azione ma è anche un ragionamento concreto sull’Italia del futuro. Non bisogna mai scoraggiarsi, dopo il tempo della semina arriva anche il tempo del raccolto.
L’Italia sta ricostruendo in sé gli anticorpi giusti, e quindi diventa più sana, e diventerà più forte. È stato detto il linguaggio della verità. Bene, io credo che questo sia essenziale a livello di impresa e mi pare – cari lavoratori – che nella vostra impresa, nel vostro gruppo industriale non manchi il linguaggio della verità pronunciato, qualche volta, con asprezza ma che apre a voi e a tutti gli occhi e trasmette poi una crescente volontà di agire.
Questo è essenziale anche a livello di paese e io credo molto nel fatto che a questo sforzo collettivo debbano cooperare ciascuno nel suo ruolo: le imprese, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, i pubblici poteri; operando in sinergia, accumunati in fondo da un solo filo – ne basta uno – un filo che prepara il futuro, cioè la volontà di fare le riforme, di accettare le riforme per cogliere nuove opportunità anche per i lavoratori e non invece legate, queste parti, da una catena che inchioda al passato, al rifiuto del cambiamento, il restare aggrappati ad un passato che non tornerà, arroccati a forme di tutela degli interessi dei lavoratori che nel tempo hanno l’effetto opposto.
Credo che sia proprio ragionando su questo, come il mondo del lavoro italiano da alcuni anni ha fatto e sta facendo ma c’è ancora molto cammino da fare anche qui, che si possa avere una comunità di forze produttive in Italia in grado di reggere benissimo alle sfide internazionali. Qui da Melfi, dalla Basilicata, dal Mezzogiorno, credo che parta o riparta un’operazione che, per usare le parole impiegate dal dottor Marchionne a proposito del piano Fiat, non è per i deboli di cuore. Ma noi sappiamo che c’è e che può emergere sempre di più un’Italia forte di cuore.
Grazie e auguri.