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Intervento del Presidente del Consiglio in Senato, in occasione della Conferenza "Zero Tolerance. Ban FGM"

4 Febbraio 2013

Il tema che state discutendo è cruciale nel nostro tempo, che può definirsi, con le parole di Norberto Bobbio, “l’età dei diritti”.

Diritti umani, in primis, con l’imperativo di dare risalto alle problematiche proprie di quella metà dell’universo che è fatta di donne. Perché è facile constatare che sono soprattutto le donne a soffrire, in troppe parti del mondo, della limitazione o privazione di diritti fondamentali.

Al centro di questa limitazione o privazione vi è la straordinaria persistenza e diffusione della violenza contro le donne, che si manifesta in tante terribili fattispecie, fra le quali, certamente non meno grave delle altre, il costume barbarico delle mutilazioni genitali femminili.

L’Italia è da sempre in prima linea nella battaglia contro le mutilazioni genitali. Ricordo che nel novembre 2010 la Signora Clio Napolitano, moglie del Presidente della Repubblica, ha confermato la priorità conferita dall’Italia alla questione firmando, insieme ad altre quattro First Lady, Ministri e premi Nobel di 42 Paesi, un appello per chiedere all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili nel mondo.

Alla fine di dicembre dello scorso anno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha finalmente approvato la risoluzione ”Intensifying global efforts for the elimination of female genital mutilations” per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili. Gli Stati membri sono esortati ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere le donne e le ragazze da questo “abuso irreparabile e irreversibile” e a mettere fine all’impunità di cui ha, sino a poco tempo fa, goduto.

Con la Risoluzione si è posto, quindi, fine ad una grande ipocrisia: la violenza contro le donne interpretata come frutto delle cd. “differenze culturali”. Solo la parola delle stesse donne è riuscita a sollecitare l’attenzione delle istituzioni internazionali, mettendo in luce la necessità di agire a livello mondiale, sia dentro sia fuori le istituzioni, al fine di individuare e definire strategie che meglio consentissero di rispondere a una “emergenza” di carattere globale.

La netta condanna dell’ONU costituisce un grande passo in questa direzione, poiché suggella l’intenso sforzo diplomatico di molti Paesi che hanno lavorato affinché si costruisse un consenso internazionale intorno alla lotta a questa pratica inutile e crudele. Un particolare ringraziamento va, in tal senso, alle rappresentanti degli Stati africani che hanno reso possibile portare a conclusione un lungo percorso che ha visto l’Italia particolarmente impegnata. Ugualmente, occorre ringraziare per il loro costante impegno la diplomazia italiana e le Associazioni della società civile, ed in particolare la ferrea determinazione della Senatrice e amica Emma Bonino.

Non deve stupire che un dibattito del genere investa anche la giurisprudenza occidentale. Le mutilazioni genitali femminili riguardano infatti, attraverso l’immigrazione, tutta l’Europa, che dunque è chiamata a interrogarsi se una tolleranza zero nei confronti di tali pratiche potrebbe davvero determinarne la cessazione o, purtroppo, indurrebbe una loro prosecuzione nell’intimo delle mura di casa con strumenti “artigianali” e in assenza di competenze mediche. Eventualità, quest’ultima, che va combattuta, se possibile, con ancora maggiore vigore.

Vorrei ricordare che l’importante successo della “Zero tolerance” nei confronti delle mutilazioni genitali femminili non nasce, certamente, dal nulla. L’Italia ha sempre sostenuto le iniziative volte al progresso verso l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile all’interno delle Nazioni Unite, che hanno condotto all’istituzione di un’entità integrata per l’uguaglianza di genere, di modo che la pace, la sicurezza, lo sviluppo economico e sociale e i diritti umani (Art. 1 della Carta delle Nazioni Unite) possano essere conseguiti più efficacemente. Al fine di eliminare la violenza e lo sfruttamento sessuale, soprattutto nei conflitti armati, abbiamo rafforzato, negli ultimi anni, il nostro impegno per il riconoscimento della violenza contro le donne come questione legata ai diritti umani, così come pure i nostri sforzi nella lotta contro la discriminazione de iure o de facto delle donne, ovunque essa avvenga, e nel porre fine all’impunità per l’uso diffuso della violenza sessuale, in particolare nei conflitti armati. Tema, quest’ultimo, che, vorrei ricordarlo, rappresenta una delle priorità della Presidenza britannica per il prossimo Vertice G8 di Lough Erne, in Irlanda del Nord.

Il tema dei diritti delle donne è e continuerà a essere una priorità per il nostro Paese. Oltre alla campagna contro le Mutilazioni Genitali Femminili, che è stata riconosciuta come uno specifico obiettivo di politica estera, l’Italia ha dato grande sostegno alle iniziative di cooperazione internazionale a favore del “protagonismo femminile”.

Una cooperazione efficace che possa far diminuire il costante riproporsi di situazioni di crisi e che torni a lavorare su prospettive di lungo periodo deve saper guardare alle potenzialità e tutte le energie disponibili per lo sviluppo, cercando soluzioni concrete alla partecipazione delle donne e delle nuove generazioni nell’economia e nella società.

L’Italia continuerà a sostenere gli sforzi di chi vuole sensibilizzare la coscienza collettiva mondiale per mettere al bando le pratiche violente contro le donne, ma anche per favorire la valorizzazione del loro ruolo nello sviluppo.

La lotta contro ogni sopruso ai danni delle donne, contro la xenofobia, contro l’omofobia, fa tutt’uno con la causa indivisibile del rifiuto dell’intolleranza e della violenza, in larga misura oggi alimentate in Italia dall’ignoranza, dalla perdita di valori ideali e morali, da un allontanamento spesso inconsapevole dai principi su cui la nostra Costituzione ha fondato la convivenza nazionale democratica.

Eguaglianza significa quindi rispetto. Rispetto per l’identità della donna; rispetto, con coerenza, per l’immagine della donna: sfruttata, usata, abusata e poi dimenticata perché scomoda o, peggio, ritenuta non utile.

Si è sviluppata ed è stata sfruttata un’immagine di donna solo e sempre giovane. Giovane a qualsiasi costo. Prigioniera dell’apparire, del vacuo, dell’effimero.

Eguaglianza e rispetto significano invece riconoscimento dell’intelligenza, dell’umanità, della identità femminile che si sviluppa in ogni età della vita e in modo autonomo, originale, libero.

Esiste un tema fondamentale alla base di tutte le questioni più specifiche: la dignità della donna, che non va solo affermata, ma anche garantita, soprattutto nella prassi quotidiana.

In questo spirito desidero esprimere l’impegno dell’Italia, delle sue istituzioni, nel sostenere gli orientamenti che scaturiranno da questa Conferenza, e nel sostenerli tanto nel nostro Paese quanto nelle più alte Istituzioni internazionali.