07/02/2012 – Pronunciandosi su ricorso presentato da un detenuto, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione, relativo al divieto di trattamenti disumani o degradanti.
Il detenuto, a causa del suo stato di salute, era stato trasferito nel 2003 presso la casa circondariale di Parma, in relazione al grado di eccellenza del centro medico del carcere.
Il ricorrente era stato successivamente ammesso alla detenzione domiciliare con provvedimento emesso il 18 marzo 2008 dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna, che aveva accolto la richiesta avanzata dalla difesa di trasferimento del detenuto presso una specifica struttura sanitaria.
Secondo la Corte il carcere di Parma – per ragioni legate a problemi di natura finanziaria e organizzativa – non era stato in grado di garantire condizioni di tutela adeguate e necessarie della salute del ricorrente, che era peggiorata nel periodo di permanenza nel carcere fino al 2008. Nonostante le misure prese dal Governo, la Corte ha, quindi, affermato l’intervenuta violazione da parte dello Stato dell’articolo 3 della Convenzione.