L’ultima area di intervento riguarda le politiche attive, i servizi per l’impiego e la formazione professionale. In questa area, che prevede un forte concerto tra Stato e Regioni, ci si propone di rinnovare le politiche attive, adattandole alle mutate condizioni del contesto economico e assegnando loro il ruolo effettivo di accrescimento dell’occupabilità dei soggetti e del tasso di occupazione del sistema. Con riguardo al servizi per l’impiego, si prevede l’individuazione di livelli essenziali minimi delle prestazioni. In questo contesto, stante la podestà concorrente e in taluni casi esclusiva delle Regioni, viene ampliata la delega già conferita al Governo in materia di servizi per l’impiego, estendendone l’ambito alle politiche attive e definendo i principi e criteri direttivi di ispirazione.
In linea con le indicazione dell’Unione Europea, si disciplina infine il cosiddetto apprendimento permanente, nel concerto tra Ministero dell’Istruzione e Ministero del Lavoro, sentite le parti sociali e i Governi territoriali. La materia prevede una delega in particolare per l’individuazione e la validazione degli apprendimenti non formali e informali.
Un mercato del lavoro inclusivo e dinamico deve essere regolato da norme certe e trasparenti, ma anche sottoposte nel continuo a verifiche e monitoraggi nel merito della loro concreta attuazione e soprattutto degli impatti generati sulla quantità e qualità della domanda e offerta di lavoro. La riforma prevede l’attivazione di un puntuale e permanente monitoraggio delle azioni, anche sperimentali, intraprese, definendo i piani di controllo e le eventuali azioni correttive che possano ulteriormente migliorare il funzionamento del mercato del lavoro, in coerenza con le dinamiche economiche e sociali del Paese.
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