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Comitato nazionale per la bioetica

   
I Pareri del Comitato


La sperimentazione dei farmaci
17 novembre 1992


Secondo una definizione dell'OMS (1984), i "farmaci sono tutte le sostanze che, introdotte in un organismo vivente, possono alterarne una o più funzioni". Sfruttando questa proprietà, l'uomo li ha progressivamente trasformati in uno strumento basilare di progresso già in medicina, dove hanno contribuito a sconfiggere o ridimensionare molte malattie e sofferenze, sia in altri campi come quello agricolo dove hanno partecipato in larga misura al soddisfacimento del crescente bisogno di cibo dell'umanità.

I farmaci, tuttavia, comportano anche pericoli ed inconvenienti di diversa natura: condizionamenti commerciali, che possono distorcerne la ricerca e gli impieghi; un'informazione fuorviante, che talvolta ne esalta effetti terapeutici non provati sottovalutando sia i danni che il loro uso inappropriato può comportare sia l'importanza, per la difesa della salute, dei fattori ambientali, sociali, economici e culturali; la presenza sul mercato di specialità identiche nei contenuti, ma dissimili nel nome e nel prezzo che contribuiscono a generare sprechi e confusione; usi distruttivi, come quelli a fini bellici; impieghi incauti, come quelli che nel passato hanno portato ai disastri dell'eroina, della talidomide e di alcuni erbicidi. Sia per questa loro ambivalenza, sia perché riguardano bisogni primari dell'uomo, i farmaci sollevano una grande varietà di problemi etici. Alcuni di essi sono stati affrontati in precedenza da questo Comitato Nazionale per la Bioetica (C.N.B.) ma solo nell'ambito di tematiche di ordine più generale, come quella dell'informazione e consenso all'atto medico.

Questo è invece il primo documento del C.N.B. interamente dedicato ai farmaci, con l'obiettivo da un lato di delineare una serie di aspetti critici meritevoli di ulteriore approfondimento e, dall'altro di approfondirne uno di grande attualità e, nello stesso tempo, di valore critico per la raccolta delle conoscenze indispensabili per lo sviluppo ed il corretto impiego dei farmaci: la loro sperimentazione in laboratorio, sull'animale e sull'uomo. A questo fine il 12 novembre 1991 è stato costituito un Gruppo di lavoro, coordinato dai Proff. Paoletti e Silvestrini e composto sia dai membri del C.N.B. sia da un gruppo di "esperti" esterni, comprendente i Proff. D'Agnolo, Fuccella, Lucchelli, Marini Bettolo, Scorza Barcellona, Trabucchi e Zanchetti. Attraverso una serie di riunioni ristrette e congiunte, tra le quali quelle del 7 gennaio 1992, 19 febbraio 1992, 22 aprile 1992, 26 maggio 1992 e 20 luglio 1992, nonché con l'aiuto di preziosi contributi precedenti, tra i quali desidero citare il recente Documento sulla sperimentazione animale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (1992), si è così pervenuti alla stesura di una relazione conclusiva, che è stata presentata al C.N.B. riunito in seduta plenaria il 17 novembre 1992. In tale occasione il documento è stato approvato, dando contemporaneamente mandato ai Proff. Paoletti e Silvestrini di recepire, prima di inviarlo alle stampe, una serie di suggerimenti che peraltro non ne modificavano la struttura fondamentale. Il Presidente Adriano Ossicini.

Sintesi e raccomandazioni

1 - I farmaci rappresentano uno strumento essenziale per la tutela della salute intesa non solo come mancanza di malattia, ma anche come "stato di benessere fisico, mentale e sociale" secondo il significato estensivo che l'Organizzazione Mondiale della Sanità attribuisce a questo termine. Oltre ad avere rivoluzionato la medicina, i farmaci hanno infatti trovato largo impiego in altri settori ugualmente critici per la vita dell'uomo, come la pianificazione delle nascite, la potabilizzazione delle acque, la disinfestazione dell'ambiente e la produzione agricola. Sono inoltre diventati una fonte rilevante di nuove conoscenze scientifiche, di mezzi economici e di qualificate opportunità lavorative.

2 - Molti farmaci moderni vengono però ancora sviluppati senza disporre delle conoscenze scientifiche di base che ne dovrebbero orientare l'impiego. Questa carenza è una delle cause dell'esteso ricorso alla sperimentazione sull'animale e sull'uomo che, se da un lato garantisce la sicurezza e l'efficacia dei farmaci, dall'altro ne ritarda l'impiego e ne aumenta i costi, e suscita molte perplessità etiche e scientifiche insieme. Il progresso farmacologico, inoltre, è talvolta condizionato da fattori economici, che inducono a concentrare gli sforzi sulle patologie che assicurano profitti elevati ed a trascurare quelle scarsamente rimunerative, anche se gravi. Non si può non avvertire il rischio che questo fenomeno venga ulteriormente aggravato dal processo di concentrazione, secondo solo a quello verificatosi nel campo dell'energia nucleare, che potrebbe tradursi in una situazione di monopolio. Questo fenomeno può avere delle valenze etiche, oltre che economiche, politiche e scientifiche nei limiti in cui esso tenda a seguire una logica incompatibile con i principi umanitari cui deve ispirarsi il settore sanitario. Tanto più si avverte quindi la necessità di ribadire i principi fondamentali che permettono di congiungere il progresso con il rispetto dei diritti umani.

3 - In particolare nell'esaminare gli aspetti etici della sperimentazione dei farmaci il C.N.B. esprime le seguenti valutazioni: a) allo stato attuale delle conoscenze, la sperimentazione dei farmaci è indispensabile per verificarne la sicurezza e l'efficacia. Quella sull'animale deve rispondere alle norme internazionali che tutelano il rispetto di ogni forma di vita. Quella sull'uomo, se attuata correttamente ed in maniera da non comportare rischi significativi, è non solo lecita, ma doverosa. Risponde inoltre ad un principio generale di solidarietà, dato che con la ricerca si raccolgono informazioni che, pur non avendo un'utilità immediata per chi vi si sottopone, entrano a far parte di un patrimonio comune che anticipa l'evoluzione della terapia. b) Esistono due tipi di sperimentazione: quella conoscitiva, dalla quale il soggetto della sperimentazione stessa potrà trarre solo un vantaggio indiretto, attraverso le applicazioni pratiche che ne deriveranno, e quella terapeutica, che configura invece un vero e proprio intervento medico, seppure ancora di tipo sperimentale. La prima deve essere subordinata non solamente all'espressione di un "consenso informato", ma anche all'approvazione di Comitati Etici, formati da persone provviste delle competenze etiche, giuridiche e scientifiche e di "laici" che rappresentino i diritti di cittadini, in modo da soppesarne i vantaggi e gli svantaggi e garantire il rispetto degli esseri sui quali viene eseguita. Dovrà inoltre essere in genere effettuata solo su soggetti capaci di intendere e volere e la cui libertà di scelta - che potrà essere oggetto di verifica da parte del Comitato Etico - non risulti in alcun modo condizionata. La seconda comporta una varietà di situazioni diverse, che vanno valutate caso per caso. In alcune di esse il suddetto controllo rimane imperativo, mentre in altre, connotate da particolarità cliniche da documentare, la decisione potrà essere lasciata alla responsabilità del medico curante, purché sostenuta da una ragionevole certezza di vantaggio terapeutico per il soggetto della sperimentazione stessa. Rimane il dovere, comunque, di condurla con procedure corrette, informando il paziente ed ottenendone il consenso. c) I metodi alternativi di sperimentazione farmacologica, che si avvalgono fondamentalmente di modelli matematici e di tessuti, cellule ed altri sistemi biologici, rappresentano una possibilità di grande interesse. Ne va pertanto incoraggiato lo sviluppo, ma sgombrando nello stesso tempo il campo dall'illusione che possano rimpiazzare del tutto la sperimentazione sull'animale e sull'uomo.

4 - Nella sperimentazione clinica di nuovi farmaci, debbono essere seguite le procedure di buona pratica clinica. Per l'Italia, si applica la Direttiva 91/507/CEE, recepita dal D.M. Sanità del 27 aprile 1992, il cui contenuto deve essere portato a conoscenza dei ricercatori e dei Comitati Etici che sovrintendono alle sperimentazioni.

5 - Ogni medico deve possedere la conoscenza approfondita delle caratteristiche dei farmaci che è indispensabile per prescriverli correttamente. Spetta alle Autorità accademiche e sanitarie stabilire le modalità per raggiungere questo obiettivo.

6 - Un corretto atteggiamento clinico nei riguardi del farmaco deve includere anche la cosiddetta "farmacovigilanza", che ogni medico deve esercitare con acume, veracità e sollecitudine verso il comune interesse.

7 - Passando a considerare aspetti collegabili a principi di "Etica Pubblica", Il C.N.B. fa le seguenti raccomandazioni: a) Occorre promuovere una cultura della ricerca scientifica di base, ricordando che molti farmaci, a cominciare dalle vitamine e dai vaccini, sono nati dallo studio di processi naturali anzichè dalla sperimentazione sull'animale e sull'uomo. b) Un problema particolare è rappresentato dai cosiddetti "farmaci orfani", destinati a malattie gravi, che non vengono realizzati o prodotti in quantità sufficienti per ragioni economiche. Per risolvere questo gravissimo problema non è sufficiente richiamarsi ai principi astratti di ordine umanitario. Lo Stato, l'OMS ed altre organizzazioni internazionali devono intervenire sia direttamente sia fornendo all'industria farmaceutica, che nel mondo moderno rappresenta uno dei protagonisti del progresso farmacologico, gli incentivi necessari.

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