
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha già tenuto, nei mesi scorsi, appositi incontri con le istituzioni regionali. Tali incontri potranno diventare sistematici, al fine di individuare azioni congiuntamente volte al superamento delle criticità che ostacolano ancora oggi lo sviluppo adeguato della Calabria”.
Testo su emergenza saniataria e ambientale a Taranto:
“Con riferimento alla questione sollevata il Ministro della salute ha avviato una serie di iniziative finalizzate a prevenire e diagnosticare nuove patologie. Tali iniziative sono volte a controllare l’efficacia di alcune prescrizioni sotto il profilo della riduzione dei rischi per la salute della popolazione. In particolare nel decreto di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) sono stabiliti una serie di interventi: l’adozione di un sistema di monitoraggio sanitario dell’efficacia delle prescrizioni; la costituzione di un apposito Osservatorio, con la partecipazione delle istituzioni locali (ARPA Puglia, ASL e AReS), nazionali (ISS ed ISPRA) ed internazionali (OMS), al quale affidare l’interpretazione dei dati e la comunicazione delle conclusioni all’autorità competente; la possibilità di rivedere l’AIA in funzione dei risultati del monitoraggio.
Un protocollo redatto da ISS e OMS specifica le linee su cui dovrà essere sviluppato il progetto operativo del monitoraggio sanitario è allegato al decreto AIA e prevede che il monitoraggio sia basato su una logica ante-post che consenta la verifica dell’efficacia delle azioni intraprese per comparazione; si articoli su tre direttrici - monitoraggio ambientale, biomonitoraggio e sorveglianza epidemiologica.
Il monitoraggio ambientale, affiancherà quello routinario dell’ARPA focalizzando l’attenzione sui seguenti inquinanti presenti allo stato gassoso, nelle polveri fini (PM10 e PM2,5) e nelle deposizioni secche ed umide: diossine, IPA-benzopirene, Composti organici volatili e metalli. Il biomonitoraggio sarà articolato su due coorti di numerosità adeguata di residenti a Taranto, selezionati anche sulla base di studi già effettuati nell’area, e prenderà in considerazione i metalli, i contaminanti organici e la capacità di riparazione del DNA, come biomarcatore di suscettibilità individuale.