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Diritti d'autore; crediti imprese settore pubblico; spread e debito pubblico; industria elettronica Rieti; crisi azienda Oma Sud a Capua (Ce).

12 Dicembre 2012

Question Camera del mercoledì: il ministro Giarda ha risposto a 5 quesiti parlamentari. Il primo presentato dall'on. Borghesi (idv) su problematiche riguardanti la liberalizzazione del mercato dell'intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore; il secondo dall'on. Renzo Lusetti (UdcpTp) su iniziative per l'operatività del sistema di certificazione dei crediti delle imprese verso la pubblica amministrazione; il terzo dall'on. Luciano Sardelli (Misto) su gli effetti conseguenti ad un eventuale mancato rispetto degli impegni di carattere finanziario derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea; il quarto dall'on. Silvano Moffa (Pt) su Iniziative per evitare la chiusura dello stabilimento della multinazionale Schneider electric a Rieti; infine l'ultimo presentato dall'on. Gianfranco Paglia (FlpTp) sulle iniziative in merito alla crisi dell'azienda 'Oma Sud' di Capua (Caserta) in riferimento all'erogazione dei finanziamenti richiesti dalla stessa.

Resoconto stenografico della risposta al quesito posto dall'on. Sardelli.

Signor Presidente, la domanda posta dall'onorevole interrogante è molto complessa. Parto con il segnalarle che il Governatore della Banca d'Italia, nell'intervento reso nella giornata mondiale del risparmio, ha dichiarato che, a parità di altre condizioni, un incremento di cento punti base dello spread, cioè del differenziale tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e quelli tedeschi, tende a riflettersi in un aumento di circa cinquanta punti base dei tassi medi sui prestiti delle imprese dopo un trimestre e per intero, quindi cento punti base nell'arco di un anno.

È molto difficile valutare quali possano essere gli effetti di aumento dello spread di trecento punti base in termini di tassi passivi medi per le imprese in termini di ritardi temporali dell'aggiustamento, in relazione al fatto che si tratta di un aumento molto importante e molto rilevante e che, al di sopra di certe soglie, gli aumenti dei tassi di interesse possono determinare effetti di razionamento del credito, che operano poi sull'attività del sistema bancario, anche a prescindere dallo stesso livello del tasso. Con riferimento alle dinamiche del debito pubblico, un aumento istantaneo e permanente dell'intera curva dei rendimenti genera un impatto sull'onere per il debito crescente negli anni, che si riflette per intero solo verso la fine, addirittura, del quinto anno, date le scadenze del debito pubblico, a motivo della conformazione del debito stesso, che ha una durata media finanziaria piuttosto elevata.

Dai dati dell'ultimo DEF si evince che uno choc di 300 punti base di rendimento dei titoli di Stato non farebbe venire meno l'andamento decrescente del rapporto debito/PIL nel triennio 2013-2015, ma farebbe raggiungere il valore obiettivo del 60 per cento, il nostro obiettivo target del rapporto debito/PIL, con nove anni di ritardo rispetto a quello ipotizzato nello scenario base.

Nel corso del triennio 2013-2015 il rapporto debito/PIL crescerebbe di 1,7 punti percentuali nel 2013, di 3 punti percentuali nel 2014 e di quasi 5 punti percentuali nel 2015 rispetto a quelli previsti dagli obiettivi programmatici A seguito dell'aumento istantaneo e permanente di 300 punti base di rendimento, il tasso di interesse implicito, che si può assimilare al costo medio di tutto lo stock del debito esistente, salirebbe al 5,4 per cento nel 2013, al 5,9 per cento nel 2014 e a più del 6 per cento nel 2015.

Con specifico riferimento al Patto di stabilità e crescita, esso rappresenta lo strumento attraverso il quale continuare a garantire il mantenimento della disciplina di bilancio e, come si legge nella relazione pubblicata nel sito della Commissione, il Patto di stabilità e crescita è la concreta proposta della UE alle preoccupazioni circa la continuità - chiedo scusa, signor Presidente - nel rigore di bilancio dell'Unione economica e monetaria.

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